LA CRESCITA E IL CAMBIAMENTO: OFFICINA MPS E’ IL LABORATORIO DELLE STARTUP  15.11.2019

Stefano Righi editoriale

“Vedo soluzioni di intelligenza artificiale, supportate da operatori qualificati, che forniscono assistenza su tutti i punti di contatto per offrire un’esperienza omnicanale e non lasciare mai il cliente da solo. Una banca che attrae innovazione fornita da soggetti non bancari, che allarga il proprio core business e lo arricchisce progressivamente di nuovi servizi e funzionalità, senza perdere di vista il proprio core business e mantenendo una fortissima relazione con i clienti. Tutto questo sfruttando le molteplicità e flessibilità di accesso che ormai permeano il mondo dei servizi. In questa esperienza l’ottimo è raggiunto solo quando la tecnologia e il fattore umano si integrano: la tecnologia non si sostituisce all’uomo, ma ne potenzia e focalizza la capacità di realizzare. In definitiva, vedo due mondi, quello bancario e quello tecnologico che si uniranno sempre più per crearne uno migliore a totale servizio dei clienti”.

Quando nell’estate del 2018 incontrai Marco Morelli, amministratore delegato del Monte dei Paschi di Siena, per intervistarlo assieme ad altri dieci amministratori delegati di banche italiane e realizzare un libro sull’impatto che le nuove tecnologie avrebbero avuto sul polveroso mondo del credito (“Banca Tech”, Guerini Next editore, scritto con Annalisa Caccavale), Officina Mps era ancora una cosa piccola piccola, un esperimento venuto bene, un tentativo di guardare fuori dal guscio. Eppure, nelle parole di Morelli riportate all’inizio era già tutto chiaro e l’anno e mezzo che è seguito a quell’incontro nella sede milanese del Monte dei Paschi, a due passi dal Duomo, ha dimostrato come la visione prospettica possa diventare realtà.Officina Mps oggi cambia passo, da manifestazione dedicata al carotaggio di una realtà sconosciuta diventa parte integrante della più antica banca al mondo. Il passo non è banale e dimostra una concreta apertura verso l’innovazione, la volontà di includere la portata epocale del cambiamento in atto in una struttura che di questo cambiamento ha bisogno, perché i propri clienti di domani non potranno prescindere da servizi digitalizzati, sempre disponibili, soprattutto da remoto. Non ne possono fare a meno, in molti casi, neppure oggi. Ma domani sarà indispensabile.

C’è un valore importante in tutto questo. Legato alla sopravvivenza stessa delle banche e al focus sulle esigenze della clientela. Il mondo del credito è sempre stato un universo chiuso, difficilmente accessibile, molto regolato a causa della natura stessa del proprio business, che tratta il denaro, il risparmio degli altri. Il core business, come diceva Morelli all’inizio. Questo settore di attività è destinato ad evolvere, ma i servizi core saranno sostanzialmente uguali a se stessi anche nel futuro: serviranno ancora i mutui perché una larga parte della popolazione possa acquistare una casa e il leasing per le automobili e molti macchinari di impresa e la consulenza qualificata per investire o per realizzare operazioni societarie di fusione e acquisizione. Tutto questo lo si continuerà a trovare in banca, dove i nostri danari continueranno a essere custoditi, ma dovrà essere contaminato dalla portata gigantesca del mondo dei Big Data, che sarà capace di modificare i comportamenti, indirizzandoli.

Aver portato Officina Mps all’interno della banca significa aver aperto la porta all’innovazione continua per la natura stessa della manifestazione, che ne è parte identitaria ancora adesso. Un’innovazione che molto spesso oggi non possiamo immaginare, ma che ci sarà. È, Officina Mps, una polizza contro gli infortuni da vita sedentaria, una condizione cronica per molte banche italiane. Claudio Descalzi, amministratore delegato dell’Eni, in un recente incontro pubblico ha detto che l’innovazione “è un’idea, un atto di fede, devi immaginare qualcosa che non vedi”. Una splendida definizione, valida anche per Officina Mps. Perché nel determinismo meccanico che a molti serve per descrivere l’innovazione digitale, come negli allarmismi molto spesso giustificati e in qualche caso sottovalutati, si rischia di perdere di vista l’aspetto legato alla creatività e alle straordinarie opportunità applicative che il futuro prossimo è in grado di offrire. Sarà un futuro ricco di incognite e con alcuni rischi capitali, per la nostra privacy, per la tutela della nostra indipendenza di giudizio, ma è una strada che vale assolutamente la pena di essere percorsa. Con un pizzico di ottimismo che all’Italia di questi ultimi anni, fiaccata dalle crisi e dagli scandali, sta venendo meno, ma che proprio in un’operazione come Officina Mps, riappare nell’agire del Monte dei Paschi. Un ottimismo di cui abbiamo tutti bisogno per allontanare le nostre paure e guardare con fiducia a quello che ci aspetta. Chiudersi in difesa equivarrebbe a perdere la partita, senza volerla giocare. L’invasività delle Big Four è tale che resistere è inutile, meglio cavalcare l’onda, trovare il modo di stare in equilibrio sulla tavola del surf per non finire a fondo. Aprirsi e aprire, anche i cancelli di Officina Mps.

Stefano Righi Capo Servizio L’Economia
Corriere della Sera